HANS HOTTE / EMPTYSET
INNER_SPACES PRIMAVERA 2026 - RIVERBERI IN RISONANZA
Lunedì, 16 Febbraio
h.20.30 Auditorium San Fedele
CONCERTO
HANS OTTE
Das Buch der Klänge (1979-1982) per pianoforte e risonanze elettroniche
Alfonso Alberti, pianoforte
Ars Discantica, live electronics
EMPTYSET
Disserver
Concerto che mette in dialogo due universi sonori apparentemente lontani, ma accomunati dalla tensione verso la ricerca e l’esplorazione dei limiti dell’ascolto. Il programma prevede l’esecuzione di alcuni brani di Das Buch der Klänge di Hans Otte, affidata al pianista Alfonso Alberti, con le risonanze del pianoforte rielaborate in tempo reale dall’elettronica del gruppo Ars Discantica, e a seguire la performance del duo Emptyset con Disserver.
Hans Otte (1926-2007), figura centrale della musica contemporanea tedesca, ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di un linguaggio musicale che fosse insieme essenziale e spirituale. Das Buch der Klänge, composto tra il 1979 e il 1982, rappresenta una delle sue opere più significative: un ciclo di 12 parti che si sviluppa come un percorso meditativo, un viaggio interiore attraverso il suono e il silenzio. Otte concepisce il pianoforte non come strumento di virtuosismo, ma come mezzo per aprire spazi di ascolto, per creare un tempo sospeso in cui la percezione si dilata e si intensifica. La scrittura è semplice e trasparente, ma al tempo stesso carica di profondità: ripetizioni, variazioni minime, figure ritmiche essenziali che si trasformano lentamente, invitando l’ascoltatore a un’esperienza contemplativa.
In questa occasione, Alfonso Alberti interpreterà una selezione di brani da Das Buch der Klänge, offrendo una lettura che mette in risalto la dimensione intima e meditativa della partitura. La novità di questo concerto sta però nell’intervento di Ars Discantica, che rielaborerà in diretta le risonanze del pianoforte attraverso l’elettronica. Non si tratta di un semplice accompagnamento, ma di un vero e proprio dialogo: il suono acustico dello strumento si prolunga, si trasforma, si moltiplica nello spazio, creando un paesaggio sonoro che amplifica e arricchisce la scrittura di Otte. L’elettronica diventa così un’estensione naturale del pianoforte, capace di rendere percepibili le vibrazioni più sottili, di far emergere armonici nascosti, di costruire un ambiente immersivo che avvolge l’ascoltatore. È un modo per attualizzare l’opera di Otte, per mostrarne la vitalità e la capacità di dialogare con le tecnologie contemporanee senza tradirne lo spirito originario.
Il concerto prosegue con Emptyset, duo britannico formato da James Ginzburg e Paul Purgas, che da anni esplora i confini tra suono elettronico, arte visiva e architettura. La loro estetica è radicale: partendo da materiali sonori essenziali – impulsi, rumori, frequenze – costruiscono strutture che mettono in tensione lo spazio acustico, trasformando l’ascolto in un’esperienza fisica e quasi tattile. Disserver, il progetto presentato in questa occasione, si colloca nella linea di ricerca che caratterizza Emptyset: un lavoro che interroga la materia sonora nella sua dimensione più primaria, destrutturando e ricomponendo segnali elettronici in forme che sfidano la percezione.
La musica di Emptyset non si limita a essere ascoltata: investe il corpo, mette in vibrazione l’ambiente, crea un senso di instabilità che costringe l’ascoltatore a ridefinire continuamente il proprio rapporto con il suono. È un’esperienza che richiama l’energia delle avanguardie elettroniche, ma che al tempo stesso si confronta con il presente, con le possibilità offerte dalle tecnologie digitali e con la necessità di ripensare il ruolo dell’arte sonora nella società contemporanea.
Disserver è un’opera che lavora sulla soglia tra costruzione e distruzione, tra ordine e caos, tra forma e materia, e che invita a considerare il suono non come linguaggio ma come forza, come energia che plasma lo spazio e il tempo.
L’opera è un’esplorazione sonora che affonda nelle radici della musica elettronica, del noise e della cultura materiale del suono. Il titolo stesso, Dissever, suggerisce un’idea di separazione, di taglio, di frattura. Questo concetto si riflette nella struttura dell’opera, che si articola in sette brani: Gloam, Aether, Penumbra, Dissever, Lucent, Antumbra e Dawn. Ogni brano è costruito come un campo di tensione tra forma e disintegrazione, tra struttura e entropia. Il duo lavora con materiali sonori abrasivi, bassi saturi, distorsioni controllate e loop che si frantumano progressivamente, generando paesaggi acustici instabili e ipnotici.
Emptyset impiega una combinazione di sintetizzatori analogici, microfoni a contatto, processi di retroazione e manipolazioni digitali per costruire un suono che è al tempo stesso fisico e concettuale.
Dal punto di vista stilistico, Dissever si colloca nel solco del power noise e dell’elettronica industriale, ma con una profondità che trascende le etichette.
Il concerto del 16 febbraio all’Auditorium San Fedele diventa così un vero e proprio itinerario attraverso due modi opposti di intendere la musica: da un lato la scrittura meditativa e spirituale di Hans Otte, che invita al raccoglimento e alla contemplazione; dall’altro la radicalità di Emptyset, che mette in gioco la fisicità del suono e la sua capacità di destabilizzare e trasformare.
