PAVEL MILYAKOV / SANJU SAHAI

INNER_SPACES PRIMAVERA 2026 - RIVERBERI IN RISONANZA

Lunedì, 2 Marzo

h.20.30 Auditorium San Fedele

CONCERTO

PAVEL MILYAKOV
chitarra ed elettronica

PANDIT SANJU SAHAI, tabla
Rekesh Chauhan, armonium

TICKETS

Nella prima parte, Pavel Milyakov, artista russo attivo da oltre un decennio nella scena elettronica internazionale, noto con il nome d’arte Buttechno. Conosciuto inizialmente per le sue produzioni techno e sperimentali, Milyakov ha progressivamente ampliato il proprio campo di ricerca verso forme più astratte e contemplative, avvicinandosi all’ambient e alla musica audiovisiva. La sua attività si distingue per la capacità di attraversare generi e contesti, passando dai club alle gallerie d’arte, dai dischi pubblicati su etichette indipendenti a progetti multimediali che integrano suono e immagine. In questo concerto presenterà un live set ambient audiovisivo, costruito su tessiture sonore dilatate e stratificate, accompagnate da elementi visivi che ne amplificano la dimensione percettiva. L’intervento di Milyakov si colloca nell’ambito della ricerca elettronica contemporanea, con particolare attenzione alla relazione tra suono, immagine e spazio, e propone un ascolto che invita alla concentrazione e alla sospensione del tempo.

La seconda parte della serata è dedicata alla musica classica dell’India del Nord, con un lungo solo di tabla del maestro Sanju Sahai, esponente di sesta generazione della prestigiosa Benares gharana. Considerato uno dei più raffinati interpreti della tradizione contemporanea, Sahai unisce una padronanza tecnica straordinaria a una profonda sensibilità musicale, capace di trasformare la complessità ritmica in un discorso di grande chiarezza e intensità.

Il concerto si articola secondo la forma classica del raga, introdotto dal sitar con una linea melodica lenta e ipnotica, che stabilisce il rasa (il colore emotivo) e il materiale tematico su cui si svilupperà l’intera performance. Su questa base, la tabla entra progressivamente, dapprima con figure rarefatte e misurate, che delineano il tala (il ciclo ritmico) e preparano il terreno alle successive trasformazioni.

Il solo di Sahai, della durata di circa cinquanta minuti, segue il modello tradizionale della variazione e sviluppo: le cellule ritmiche iniziali, esposte con grande chiarezza, vengono ampliate, contratte, raddoppiate e poi quadruplicate, fino a raggiungere velocità vertiginose in cui la precisione delle dita e la complessità delle permutazioni diventano un’unica trama pulsante. Questa progressione, tipica della scuola di Benares, alterna momenti di estrema finezza timbrica a passaggi di energia travolgente, in un equilibrio continuo tra controllo e slancio improvvisativo.

Il sitar accompagna e sostiene l’intero percorso, riproponendo ciclicamente il tema del raga e offrendo un punto di riferimento melodico attorno al quale la tabla può espandersi. Il dialogo tra i due strumenti crea una tensione dinamica tra stabilità e accelerazione, tra meditazione e virtuosismo, che costituisce il cuore della musica hindustani.