Musica del Seicento per otto cori a cinque voci

INNER_SPACES PRIMAVERA 2026 - RIVERBERI IN RISONANZA

Domenica, 6 Luglio

h.20.30 Chiesa di San Fedele

CONCERTO

INGRESSO LIBERO

Alessandro Striggio
Missa sopra Ecco sì beato giorno, a 40 voci

Thomas Tallis
Spem in alium, a 40 voci

Choir of Clare College – Cambridge
Coro giovanile Clairière, Conservatorio della Svizzera italiana
Ensemble Concerto Scirocco
Dir. Graham Ross, Brunella Clerici

Una coproduzione tra LAC Lugano e il Conservatorio della Svizzera italiana

Un repertorio eccezionale: la polifonia a 40 voci nel Rinascimento europeo

Il programma riunisce due opere che rappresentano l’apice della scrittura policorale del XVI secolo: la Missa sopra Ecco sì beato giorno di Alessandro Striggio e la Spem in alium di Thomas Tallis. Entrambe sono costruite su otto cori indipendenti, ciascuno formato da cinque voci, per un totale di quaranta parti reali. Si tratta di una tipologia compositiva rarissima, che richiede un controllo straordinario dell’architettura sonora, della gestione dello spazio e dell’equilibrio timbrico.

Queste opere non nascono come esercizi di virtuosismo, ma come risposte a contesti politici e culturali specifici: la Firenze medicea per Striggio, la corte elisabettiana per Tallis. Il confronto tra i due lavori permette di osservare come due tradizioni musicali – italiana e inglese – abbiano affrontato in modo diverso la sfida della monumentalità policorale.

Alessandro Striggio – Missa sopra Ecco sì beato giorno a 40 voci

Composta probabilmente intorno al 1565–1566, la Messa di Striggio è uno dei più ambiziosi esperimenti policorali del Rinascimento. Il materiale tematico deriva dalla sua stessa composizione profana Ecco sì beato giorno, un madrigale a 40 voci oggi perduto ma noto attraverso fonti coeve. La Messa fu presentata in vari contesti diplomatici europei, tra cui Monaco e Parigi, come testimonianza del prestigio culturale dei Medici.

Dal punto di vista tecnico, Striggio costruisce un tessuto sonoro basato su blocchi corali alternati, spesso organizzati in coppie o gruppi simmetrici. L’uso del contrappunto è relativamente semplice nelle singole parti, ma l’effetto complessivo è quello di una grande architettura modulare, in cui la densità cresce progressivamente fino al celebre Agnus Dei, che raggiunge le 60 voci (cinque cori aggiuntivi di rinforzo). La scrittura privilegia la chiarezza delle armonie e la percezione delle masse sonore, più che la complessità imitativa.

Thomas Tallis – Spem in alium a 40 voci

La Spem in alium, composta probabilmente tra il 1570 e il 1573, è la risposta inglese alla tradizione policorale continentale. Le fonti suggeriscono che Tallis abbia conosciuto la Messa di Striggio durante il suo passaggio in Inghilterra nel 1567, e che la Spem sia stata concepita come un’opera capace di eguagliarne – e forse superarne – l’ambizione.

A differenza di Striggio, Tallis adotta una scrittura più contrappuntistica e articolata. I cori entrano spesso in successione, creando effetti di “onda sonora” che attraversa l’intero spazio. La sezione centrale, in cui tutte le quaranta voci cantano simultaneamente, è costruita con grande attenzione alla verticalità armonica, evitando l’opacità che un tale organico potrebbe generare. La scelta del testo – un responsorio tratto dall’Ufficio delle Ore – conferisce all’opera un carattere meditativo, nonostante la monumentalità della struttura.

Due tradizioni a confronto

Pur condividendo la stessa dimensione vocale, le due opere rappresentano due modi diversi di concepire la policoralità:

Striggio lavora per masse sonore, con un impianto più omofonico e una logica di accumulo progressivo.
Tallis privilegia la circolazione del contrappunto, con un uso più flessibile dei cori e una maggiore varietà di texture.

L’ascolto consecutivo dei due lavori permette di cogliere come la policoralità non sia un fenomeno uniforme, ma un campo di sperimentazione che ogni tradizione nazionale ha declinato secondo le proprie esigenze estetiche e liturgiche.