ONEOHTRIX POINT NEVER
INNER_SPACES PRIMAVERA 2026 - RIVERBERI IN RISONANZA
Mercoledì, 6 Maggio
h.20.30 Auditorium San Fedele
CONCERTO
ONEOHTRIX POINT NEVER, Tranquilizer live A/V con FREEKA TET
Una co-produzione Kadmonia, Fondazione Culturale San Fedele e Slam Jam
Il live show audiovisivo Tranquilizer di Oneohtrix Point Never (Daniel Lopatin) offre una nuova performance sviluppata in collaborazione con l’artista multidisciplinare Freeka Tet, che amplia la lunga esplorazione di Lopatin sull’intersezione tra suono, tecnologia e surrealismo digitale. La performance traduce la complessa architettura sonora dell’album in un ambiente live completamente immersivo, collocando la musica in un mondo visivo mutevole.
Il progetto nasce dall’utilizzo di librerie di campioni commerciali degli anni Novanta, recuperate da archivi digitali e impiegate come materiale di partenza per una ricostruzione sonora che combina elementi pubblicitari, frammenti melodici e atmosfere sospese.
L’immagine della sala dentistica illuminata da un cielo artificiale non è un semplice riferimento visivo, ma un modo per interrogare la logica degli ambienti progettati per rassicurare attraverso simulazioni standardizzate. Tranquilizer osserva come questi dispositivi di comfort – dalle musiche d’attesa ai paesaggi digitali preconfezionati – producano un effetto ambiguo: promettono sollievo, ma finiscono per accentuare la distanza emotiva e la sensazione di essere immersi in un contesto costruito.
Il disco non assume toni dichiaratamente polemici, ma mette in evidenza un meccanismo culturale: la trasformazione di materiali nati per essere neutri e funzionali in una sorta di memoria collettiva che continua a circolare anche quando il loro contesto originario è scomparso. Attraverso il riuso di questi frammenti, Lopatin mostra come le estetiche del comfort digitale possano diventare strumenti di controllo dell’attenzione e dell’emotività, e come la loro apparente innocuità nasconda un rapporto più complesso con l’esperienza contemporanea. In questo senso, Tranquilizer non denuncia, ma espone e rende percepibile una dinamica che attraversa la cultura visiva e sonora degli ultimi decenni.
Dal punto di vista sonoro, Tranquilizer intreccia ambient, collage digitale, micro-melodie sintetiche, materiali easy listening rielaborati e timbri orchestrali filtrati. Il risultato è una sequenza continua di brevi apparizioni sonore che emergono e si dissolvono, come frammenti di un archivio audiovisivo ricostruito.
