Musica dei gesuiti in Cina nel Settecento

INNER_SPACES PRIMAVERA 2026 - RIVERBERI IN RISONANZA

Domenica, 28 Giugno

h.16.30 Chiesa di San Fedele

CONCERTO

INGRESSO LIBERO

Joseph‑Marie Amiot
Prières mises en musique chinoise

Versione a cura di Nicola Scaldaferri

Jing Tan, soprano
Ensemble Dong Xun
ITER Research Ensemble, direttore Giovanni Cestino
In collaborazione con l’Istituto Confucio e Università degli Studi di Milano

Questo concerto presenta una delle testimonianze più singolari dell’incontro tra cultura europea e tradizione musicale cinese nel XVIII secolo: le Prières mises en musique chinoise di Joseph‑Marie Amiot (1718–1793), gesuita, missionario e tra i principali mediatori culturali tra Francia e Cina durante il regno dell’imperatore Qianlong.

Amiot trascorse oltre quarant’anni a Pechino, dove studiò in profondità la lingua, la teoria musicale e gli strumenti tradizionali cinesi. Le sue tredici “preghiere” – melodie cinesi adattate a testi cristiani – furono pubblicate in Europa dall’editore Picard e rappresentano un raro esempio di trasmissione musicale interculturale in epoca pre‑coloniale. Non si tratta di composizioni originali, ma di melodie cinesi annotate secondo il sistema occidentale, con l’intento di mostrare ai lettori europei la struttura, la modalità e il fraseggio della musica locale.

Il progetto presentato a San Fedele nasce da un lavoro di reinterpretazione contemporanea curato da Nicola Scaldaferri, che ha scelto di non ricostruire filologicamente un’esecuzione “come poteva essere”, ma di riattivare questo materiale attraverso un dialogo tra musicisti cinesi e italiani. L’ensemble Dong Xun, formato da alcuni dei migliori strumentisti cinesi residenti in Italia, porta in concerto strumenti tradizionali come erhu, pipa, dizi e guzheng, restituendo la dimensione timbrica che Amiot poteva ascoltare a Pechino.

Accanto a loro, l’ITER Research Ensemble, composto da giovani cantanti e musicologi, affronta la parte vocale secondo una prospettiva storicamente informata ma non vincolata a un’idea museale del repertorio. La voce solista di Jing Tan permette di avvicinare la linea melodica alle inflessioni della vocalità cinese, pur mantenendo la struttura testuale cristiana.

Il risultato è una forma di “ricomposizione interpretativa”: le melodie annotate da Amiot vengono restituite alla loro dimensione sonora originaria, ma attraversano anche la sensibilità di musicisti contemporanei, in un equilibrio tra rispetto della fonte e creatività. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, comprende anche una registrazione integrale delle tredici preghiere e un libretto di approfondimento di prossima pubblicazione.

Questo concerto offre dunque un’occasione rara per ascoltare un repertorio che non appartiene né pienamente alla tradizione occidentale né a quella cinese, ma che testimonia un momento storico in cui la musica divenne uno strumento di conoscenza reciproca. Le Prières di Amiot sono un documento prezioso della storia delle missioni gesuitiche, ma anche un esempio di come la musica possa attraversare lingue, culture e sistemi estetici diversi, generando forme nuove di dialogo.