AHO SSAN / TIM EXILE

AUTUNNALE 2026 – RITRATTI TRASVERSALI

Lunedì, 19 Ottobre

h.20.30 Auditorium San Fedele

CONCERTO

AHO SSAN

TIM EXILE Nuovo set, premiere

In collaborazione con Institut Français Milano, con il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati

Aho Ssan, compositore franco‑ghanese, sviluppa una pratica elettroacustica in cui la costruzione formale, l’elaborazione digitale e la dimensione politica sono elementi inseparabili. La sua scrittura si fonda su processi di accumulo, frattura e metamorfosi del materiale sonoro: strutture che si espandono fino a saturare lo spettro, improvvise implosioni, micro‑gesti che emergono da masse compatte. In questo modo la sua musica articola una riflessione sulla condizione diasporica e sulle identità plurali, non attraverso citazioni o riferimenti diretti, ma tramite una sintassi sonora che mette in tensione continuità e discontinuità, stabilità e collasso. Le sue opere funzionano come spazi percettivi instabili, dove la densità timbrica e la pressione dinamica diventano strumenti per interrogare memoria, appartenenza e conflitto. Il ritratto che ne emerge è quello di un artista che ha trasformato la propria biografia in un dispositivo compositivo, capace di far convergere ricerca tecnica e consapevolezza storica.

Tim Exile, in un registro completamente diverso, concentra la propria attività sulla performance in tempo reale e sulla costruzione di strumenti digitali personalizzati. Le sue interfacce — progettate e programmate da lui — permettono una manipolazione immediata del suono, con sistemi di campionamento, trasformazione e ricombinazione che operano senza soluzione di continuità. La sua pratica mette in discussione la distinzione tra composizione, esecuzione e improvvisazione: il materiale non è predefinito, ma generato e modellato nel momento stesso dell’ascolto. In questo senso, la musica di Exile è un processo aperto, un flusso che si costruisce attraverso il gesto e la risposta della macchina, in un dialogo che ridefinisce il ruolo dell’interprete e la natura dell’opera musicale. La sua presenza nella stagione offre il ritratto di un artista che ha spostato il baricentro della performance elettronica verso un territorio in cui tecnologia, corporeità e ascolto formano un unico sistema operativo