HÉLÈNE VOGELSINGER / USTAD WASIFUDDIN DAGAR

AUTUNNALE 2026 – RITRATTI TRASVERSALI

Lunedì, 26 Ottobre

h.20.30 Auditorium San Fedele

CONCERTO

HÉLÈNE VOGELSINGER 

USTAD WASIFUDDIN DAGAR (dhrupad), MOHAN SHYAM SHARMA (pakhawaj)

 
In collaborazione con Institut Français Milano, e il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati

Tra gli appuntamenti più emblematici dei Ritratti trasversali, questa serata mette in dialogo due pratiche musicali lontanissime per origine storica e strumenti, ma sorprendentemente vicine nella concezione del tempo, dell’ascolto e della trasformazione del suono. Da un lato Hélène Vogelsinger, talento emergente della nuova scena elettronica francese, dall’altro Ustad Wasifuddin Dagar, erede della più autorevole tradizione del dhrupad, accompagnato dal maestro di pakhawaj Mohan Shyam Sharma.

La ricerca di Hélène Vogelsinger si sviluppa attraverso l’uso esclusivo di sintetizzatori modulari analogici, concepiti non come strumenti di programmazione ma come organismi sonori in continua evoluzione. Ogni performance nasce da un sistema di connessioni fisiche costruito dal vivo, in cui tensioni elettriche, oscillatori, filtri e generatori di inviluppo producono configurazioni irripetibili. L’artista interviene con gesti minimi, modificando lentamente gli equilibri interni del sistema, lasciando che il suono si trasformi attraverso processi di accumulazione, interferenza e risonanza. Il risultato è una musica che sembra respirare, priva di sviluppo narrativo tradizionale e orientata piuttosto alla dilatazione della percezione, dove il tempo perde la propria scansione metrica per diventare esperienza immersiva. L’ascolto assume così una dimensione quasi contemplativa, nella quale ogni minima variazione acquista valore strutturale.

Questa attenzione alla continuità del suono trova un inatteso punto di contatto con il dhrupad, la più antica forma ancora vivente della musica classica dell’India settentrionale. Le sue origini risalgono ai canti liturgici dei templi hindu e alle pratiche devozionali medievali; tra il XV e il XVI secolo il dhrupad si sviluppa nelle corti dei sovrani Rajput e successivamente dell’Impero Mughal, assumendo la forma che ancora oggi viene tramandata. A differenza di altre tradizioni della musica hindustana, il dhrupad privilegia la purezza dell’intonazione, la stabilità del suono e una rigorosa architettura formale, ponendo al centro l’esplorazione del rāga come spazio sonoro e non semplicemente come materiale melodico.

L’esecuzione si apre con il lungo ālāp, una vasta introduzione libera da pulsazione e accompagnamento ritmico, nella quale il cantante sviluppa progressivamente tutte le potenzialità del rāga. Ogni nota viene esplorata nella sua qualità timbrica, nelle sue sfumature microtonali e nelle relazioni con le altre altezze, attraverso un’articolazione estremamente raffinata di glissandi, oscillazioni e inflessioni vocali. Solo dopo questa lenta costruzione dello spazio sonoro interviene il pakhawaj, antico tamburo bipelle dal timbro profondo e possente, che introduce il ciclo ritmico (tāla) senza interrompere il carattere meditativo dell’esecuzione. La pulsazione non ha una funzione propulsiva nel senso occidentale, ma organizza il tempo come principio ciclico, sostenendo il progressivo intensificarsi del dialogo tra voce e percussione.

Ustad Wasifuddin Dagar appartiene alla leggendaria Dagar Gharana, una delle più importanti scuole della tradizione dhrupad, custode di una trasmissione orale che si estende per oltre venti generazioni. La famiglia Dagar ha svolto un ruolo decisivo nella conservazione e nella rinascita di questa pratica nel XX secolo, preservandone la complessità tecnica e il profondo fondamento filosofico. Nella loro concezione il suono non costituisce soltanto un fenomeno musicale, ma una manifestazione del principio di nāda, la vibrazione originaria da cui prende forma l’esperienza del mondo. L’esecuzione diventa così un percorso di progressiva concentrazione, nel quale interprete e ascoltatore condividono uno stesso processo di affinamento percettivo.