Arvo Pärt / Robert Lippok / Ars Discantica / Il Canto di Orfeo
AUTUNNALE 2026 – RITRATTI TRASVERSALI
Lunedì, 30 Novembre
h.20.30 Chiesa di San Fedele
SACRA RAPPRESENTAZIONE
Il canto di Orfeo, dir. Gianluca Capuano
musiche di:
Arvo Pärt (1936)
Robert Lippok
Ars Discantica
In collaborazione con il Goethe Institut-Mailand
La serata presenta una sacra rappresentazione articolata in tre parti, costruita interamente su opere vocali di Arvo Pärt e su tre interventi elettronici di Robert Lippok. La forma segue un ordine liturgico: ogni sezione propone un nucleo tematico preciso, al quale Lippok risponde con una risonanza elettronica concepita come estensione dello spazio acustico. Ars Discantica realizza brevi transizioni vocali tra i brani, mantenendo la continuità del flusso liturgico.
Prima parte – Atto penitenziale e salmi
La prima sezione si apre con alcuni Salmi messi in musica dal musicista estone, tra cui i Zwei slawische Psalmen (Salmi 116 e 130), due pagine che alternano supplica e fiducia, e infine Cantate Domino, brano più luminoso. Questa prima parte è costruita come un ingresso nella celebrazione: testi brevi, forme chiare, un rapporto diretto tra parola e risonanza.
Al termine, Robert Lippok propone un primo intermezzo elettronico di quindici minuti, concepito non come commento ma come espansione dello spazio sonoro lasciato dal coro.
Seconda parte
Al centro la Missa syllabica, una delle opere che segnano la svolta tintinnabuli di Pärt. La scrittura sillabica, la riduzione dei mezzi, la chiarezza delle linee vocali e la struttura liturgica tradizionale rendono questa Messa un esempio diretto del suo nuovo linguaggio. L’esecuzione a cappella mette in evidenza la relazione tra le voci e la costruzione armonica essenziale.
Anche qui, la Messa è seguita da un intermezzo elettronico di Lippok, che lavora sulla sospensione lasciata dal coro e ne prolunga la risonanza in una forma non narrativa.
Terza parte – Testi cristologici
La terza sezione raccoglie tre opere legate alla figura di Cristo e alla dimensione del canto e della invocazione del Figlio di Dio: Which Was the Son of…, meditazione sulla genealogia di Gesù che partendo da Giuseppe, a ritroso, raggiunge la sua vera origine: filgio di Adamo e Filio di Dio, sul testo del Vangelo di Luca; il breve brano Morning Star, rievoca la comunità cristiana che canta Gesù come la stella del mattino che illumina il mondo e gli uomini; e poi Da pacem Domine, antifona liturgica latina molto antica, costruita a partire da un versetto biblico tratto dal libro di Siracide: Da pacem, Domine, in diebus nostris, quia non est alius qui pugnet pro nobis nisi tu Deus noster.(“Concedi la pace, Signore, ai nostri giorni, perché non c’è nessun altro che combatta per noi se non tu, nostro Dio.”). È la parte più direttamente cristologica del programma, con un andamento che procede dalla memoria alla supplica.
Segue un terzo intermezzo elettronico, più breve, che prepara la conclusione.
Conclusione – Libro dell’Apocalisse
La sacra rappresentazione si chiude con And I heard a voice… (2017). Il brano mette in musica un versetto del capitolo 14 dell’Apocalisse, in cui una voce “dall’alto” annuncia la beatitudine dei giusti. Il testo parla di compimento, di giudizio come rivelazione. La scrittura di Pärt è essenziale: linee vocali che procedono con lentezza, intervalli minimi, un uso della risonanza che lascia emergere il testo senza sovraccaricarlo. L’atmosfera non è drammatica, ma sospesa: un ascolto rivolto verso ciò che viene “dopo”, verso ciò che non è ancora visibile. Alla fine c’è una frase che ritorna più volte, sempre con la stessa calma, come un respiro che si allarga: “essi riposano dalle loro fatiche” (che nella versione estone di Pärt appare come nad hingavad oma vaevadest – “essi respirano / prendono sollievo dalle loro pene”).
In questa sezione conclusiva, tutti i musicisti sono presenti: l’ensemble vocale, Ars Discantica e Robert Lippok.
