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Lunedì, 17 Novembre

h.21 Auditorium San Fedele

BIRDS
Spettacolo multimediale

Musiche di:
J.P. Rameau, R. Schumann e O. Messiaen
Víkingur Ólafsson (pianoforte)
Yann Malka (animazione)

PROGRAMMA

Jean-Philippe RAMEAU (1683-1764)
– Le Rappel des oiseaux (1724)

Olivier MESSIAEN (1908-1992)
Catalogue d’oiseaux (1956/58)
– Le Loriot (Rigogolo)
– Le Traquet Stapazin (Monachella)
– L’Alouette-lulu (Tottavilla – Lullula Arborea)
– L’Alouette Calandrelle (Calandrella)
– La Bouscarle (Cettia Cetti / Usignolo di fiume)
– Le Courlis cendre (Numenius)

Robert SCHUMANN (1810-1856)
Vogel als Prophet (da Waldszenen) op. 82 (1848/49)

 

Con il patrocinio del consolato d’Islanda e dell’ Institut Français di Milano In collaborazione con Instituto Cervantes di Milano e Fondazione Amadeus Evento inserito nel palinsesto Milano Cuore d’Europa

 

APPUNTI
Il terzo appuntamento del ciclo Multimedia Project vede come protagonista il mondo sonoro degli uccelli, partendo da un’opera maggiore di Olivier Messiaen per pianoforte: Catalogue d’oiseaux (1954–1956). Il linguaggio musicale di Messiaen ricostruisce e trasfigura il canto degli uccelli con grande delicatezza e humour; talvolta prevale il realismo, altre volte l’aspetto lirico o simbolico‑spirituale.

La serata si aprirà con Le rappel des oiseaux di J.‑P. Rameau, sorta di raduno iniziale degli uccelli. Al centro verranno eseguiti sei brani dal Catalogue di Messiaen. In conclusione è previsto Vogel als Prophet (L’uccello profeta) di R. Schumann. Un percorso che va dunque dalla realtà naturale degli uccelli, riletta e sonorizzata da Messiaen, fino all’aspetto visionario e profetico di Schumann.

Un esempio di testo programmatico di Messiaen per ogni uccello del Catalogue:

RIGOGOLO
Fine giugno, Charente, verso le 5.30 del mattino – Orgeval verso le 6 – Les Maremberts, al sole splendente di mezzogiorno. Il rigogolo, il bell’uccello giallo oro dalle ali nere, fischia nelle querce. Il suo canto, fluente, dorato, come un ridere di principe straniero, evoca l’Africa e l’Asia, o qualche pianeta sconosciuto, pieno di luce e di arcobaleni, riempito di sorrisi alla Leonardo da Vinci. Nei giardini, nei boschi, altri uccelli: la strofa rapida e decisa dello scricciolo, la carezza fiduciosa del pettirosso, il brio del merlo, il suono del codirosso, le ripetizioni incantatorie della pernice. A lungo, senza stancarsi, i Sylvia dei giardini riversano il loro dolce virtuosismo. Il phylloscopus veloce aggiunge le sue gocce d’acqua saltellanti. Richiamo indifferente, ricordo d’oro e di arcobaleno: il sole sembra essere l’emanazione dorata del canto del rigogolo.

BIOGRAFIE
Víkingur Ólafsson
In possesso di una rara combinazione di musicalità appassionata, virtuosismo esplosivo e curiosità intellettuale, Víkingur è un artista che cerca costantemente nuovi modi di interagire con il suo pubblico. Appassionato di musica dal Rinascimento a oggi, ha eseguito oltre venti concerti per pianoforte e collaborato con direttori quali Vladimir Ashkenazy, Ilan Volkov e Pietari Inkinen, e con orchestre tra cui Turku Philharmonic, Norwegian Radio Orchestra, Ulster Orchestra, Juilliard Orchestra e Iceland Symphony Orchestra.

Si è esibito in numerosi festival musicali, tra cui Busoni (Bolzano), MITO (Milano), Freddo Nordico (Washington DC), Vinterfest (Svezia) e Stavanger (Norvegia). Negli ultimi anni ha costruito relazioni artistiche e pubbliche particolarmente fruttuose, affermandosi come interprete carismatico e di grande integrità artistica.

Oltre ai numerosi concerti, Víkingur porta avanti diversi progetti musicali innovativi, tra cui una serie televisiva in dieci episodi che ha riunito artisti e studiosi di vari settori, con l’obiettivo di creare un nuovo pubblico per la musica attraverso presentazioni vivaci, interviste e dimostrazioni allo strumento.

Víkingur è inoltre fondatore e direttore artistico del Reykjavík Midsummer Music, che si svolge ogni anno durante il solstizio d’estate al Reykjavík Harpa Concert House.

La parte musicale verrà interpretata dal pianista islandese Víkingur Ólafsson. Si sperimenterà una formula audiovisiva in cui i brani musicali di Messiaen verranno continuati da una sorta di risonanza visiva, costruita dal videoartista spagnolo Yann Malka, noto realizzatore nell’ambito pubblicitario.

MESSA IN SCENA
Viene proposto un dispositivo scenico semplice che unisce il recital e la proiezione, in una forma di “scultura” unificata, fissa e coerente, con una fascia verticale posta davanti alla cassa di risonanza del pianoforte, quasi a continuarne la forma geometrica e il suono. Lo scopo è trovare un buon equilibrio tra due elementi costitutivi del linguaggio di Messiaen: il “decorativo” e il “patetico”.

Come ha ben notato Yann Malka nel concepire la regia di BIRDS, l’arte musicale di Messiaen è più interessata all’elemento “quantitativo” e soprattutto all’intensità che all’elemento qualitativo. A questo proposito, il compositore francese rinvia spesso all’immagine delle vetrate delle chiese medievali, di cui era un grande ammiratore. Queste vetrate sono “decorative”, ma in realtà producono un effetto abbagliante a causa dell’intensità insita in esse. Questo abbagliamento conferisce loro un carattere essenziale e non accessorio: così si passa da un livello “decorativo” a una “rivelazione”.

Allo stesso modo, nella musica di Messiaen emerge una “Presenza” — afferma Yann Malka — che costituisce l’elemento più forte della sua arte. Proprio questa caratteristica, il giustapporre più che comporre, fa sì che nella sua musica ci sia sempre una Presenza, e che questa Presenza sia effettivamente di carattere sacro. L’intensità di ogni avvenimento raggiunge il culmine perché in ogni evento musicale c’è una rivelazione. Per questo motivo, Malka ha deciso di mantenere una coerenza spaziale nella messa in scena, per creare una “Presenza” unica e solida.

Ma nell’arte di Messiaen è presente anche l’elemento “patetico”. Per esempio, nel Catalogue des oiseaux il compositore gioca sistematicamente con un contrasto concettuale e “patetico”. Per dare un carattere di evento ai canti degli uccelli, inserisce ogni volta un “decoro”. Crea così, con una variante del suo linguaggio di giustapposizione, un vero e proprio “ambiente”, spesso armonico (o “colorato”), che non si sposta ma cambia come cambia la luce del pomeriggio. Si assiste così a prodigiose evocazioni del tramonto e dell’alba, delle sensazioni termiche, dell’odorato, e così via. Tutto questo crea il “paese” in cui il canto dell’uccello ha luogo. E tutto l’ambiente viene evidenziato e differenziato dall’uccello protagonista.

O. MESSIAEN — CATALOGUE D’OISEAUX
Composto tra il 1956 e il 1958, il Catalogue d’oiseaux è stata un’impresa musicale gigantesca: la durata integrale del ciclo di tredici brani è di circa tre ore. Per lo spettacolo BIRDS sono stati scelti i sei brani più rappresentativi del ciclo. Messiaen precisa che si tratta di “canti di uccelli delle province di Francia. Ogni solista (uccello) è presentato nel suo habitat, circondato dal suo paesaggio e dai canti degli altri uccelli presenti nella stessa regione”. In queste pagine si ritrovano i viaggi e gli studi di ornitologo di Messiaen, la sua accurata ricerca e notazione dei canti degli uccelli nel loro ambiente.

Il compositore francese classifica i canti degli uccelli in tre categorie: i gridi (“spesso laboriosi e sempre sorprendenti sul piano ritmico e timbrico”); le strofe di lunghezza variabile; le cadenze e gli assoli dei grandi “cantanti”, che occupano la parte più importante dell’opera. Salvo qualche rara eccezione, tutti questi canti sono rigorosamente autentici, anche se trascritti su una scala umana per quanto riguarda intervalli, densità e durate. Sono autentici anche i montaggi in duo o in tutti e i paesaggi che li circondano.

Nei tredici pezzi del ciclo si contano 77 uccelli differenti; tra l’altro, l’uccello che dà il nome a ogni brano spesso non ha la parte solistica più lunga. Il materiale musicale, oltre ai canti, comprende tutto ciò che deve evocare il paesaggio, tramite modi musicali “colorati” e tramite gli stilemi compositivi cari a Messiaen. Sul piano formale non ci sono punti fermi, ma itinerari sempre diversi: il compositore segue, passo dopo passo, minuto per minuto, la marcia vivente delle ore del giorno e della notte. Si può affermare che si tratti più di un percorso rivelativo, di apparizioni, che di musiche formalmente predefinite.

Una nota importante per l’ascolto: nella sala da concerto manca la continuità del paesaggio sonoro che circonda gli uccelli.

(da “Olivier Messiaen”, di Harry Halbreich)